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Il Ribelle[LAVORI IN CORSO]
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June 29 Internet 2?UN PIANO SEGRETO PER UCCIDERE INTERNET ENTRO IL 2012? DI PAUL JOSEPH WATSON Prison Planet Alcuni si chiedono se l'articolo su una futura introduzione di un sistema pay-per-view sia una bufala, ma è documentata una più ampia iniziativa per regolamentare il web. Secondo un articolo diffuso clandestinamente, gli Internet Service Providers [fornitori di accesso ad Internet, n.d.t.] hanno deciso di limitare l'abbonamento ad Internet ad uno simile a quello televisivo, dove gli utenti saranno obbligati a pagare per visitare siti Internet selezionati di proprietà delle corporation entro il 2012, mentre gli altri saranno bloccati. Benché alcuni abbiano smentito la notizia definendola una bufala, esistono prove evidenti dell'esistenza di un più ampio piano avente lo scopo di distruggere la versione tradizionale di Internet e di rimpiazzarla con un Internet 2 regolamentato e controllato. "Dipendenti di Bell Canada e TELUS (un tempo di proprietà di Verizon) confermano ufficialmente che entro il 2012 gli ISP di tutto il mondo ridurranno l'accesso ad Internet ad una tipologia di abbonamento simile a quella televisiva, consentendo l'accesso ad un numero standard e limitato di siti commerciali e richiedendo una spesa aggiuntiva per ogni altro sito che l'utente visiterà. Questi "altri" siti perderebbero quindi tutta la loro pubblicità e probabilmente chiuderebbero, provocando quella che potrebbe essere vista come la fine di Internet", mette in guardia un articolo che si è diffuso in un lampo sul web negli ultimi giorni. L'articolo, a cui è allegato un filmato pubblicato su You Tube [vedi sotto n.d.r.], afferma che il giornalista "Dylan Pattyn" del settimanale Time ha confermato la notizia e sta per pubblicare un articolo in merito - e che le manovre per far chiudere di fatto il web potrebbero avvenire già nel 2010. Qualcuno ha espresso le proprie perplessità sull'accuratezza dell'articolo, poiché quanto vi si afferma non è documentato da nessun'altra fonte, solo la "promessa" di un articolo del settimanale Time è portata a sostegno della voce di corridoio. Nell'attesa che questo articolo venga pubblicato, in molti hanno sospeso il giudizio o hanno subito archiviato la notizia definendola una bufala. Ciò che è documentato, come sottolineato dall'articolo, è il fatto che il il wireless web package della TELUS consente solo un accesso di tipo pay-per-view ad una selezione di siti aziendali e di informazione. Questo è il modello su cui si baserebbe Internet dopo il 2012. Qualcuno ha constatato che gli autori del video sembrano maggiormente interessati a far iscrivere la gente al loro canale di You Tube piuttosto che a combattere a favore della neutralità della rete, dal momento che il contenuto del video è costituito in gran parte da una donna attraente che non ha nessuna paura a mettere in mostra il proprio décolleté. Un'ampia maggioranza degli altri video presenti sullo stesso canale di You Tube consiste in scenette stravaganti di satira d'avanguardia nell'interesse delle stesse persone che compaiono nel filmato sulla libertà di Internet. Ciò ha spinto molti a sospettare che la notizia sul futuro di Internet sia semplicemente una scusa per attirare l'attenzione sul gruppo. Indipendentemente dal fatto che l'articolo sia accurato o che si tratti semplicemente di una grossolana bufala, vi è un piano concreto volto a restringere, regolamentare e soffocare il libero utilizzo di Internet, del quale noi stiamo documentando da anni l'evoluzione. I primi provvedimenti per far pagare ogni e-mail inviata sono già stati intrapresi. Con il pretesto di eliminare lo spam, Bill Gates e altri capitani d'industria hanno proposto agli utenti di Internet di acquistare francobolli - credito [credit stamps] che indicano quante e-mail saranno in grado di inviare. Questa è indubbiamente la campana a morto per le newsletter politiche e le mailing list. Il New York Times ha reso noto che "America Online e Yahoo, due dei più grandi fornitori di servizi di posta elettronica, stanno per iniziare ad utilizzare un sistema che garantisce una corsia preferenziale ai messaggi provenienti dalle aziende che pagano una cifra compresa tra 1/4 di cent ed un penny l'uno affinché giungano al destinatario. I mittenti devono promettere di contattare solo le persone che hanno dato il loro assenso a ricevere i loro messaggi, o rischiano di trovarsi [l'account] completamente bloccato". La prima fase si limiterà semplicemente a scoraggiare le persone, attraverso il costo dei servizi, dall'utilizzare l'Internet convenzionale e ad obbligarli a passare ad Internet 2, un hub regolato dallo Stato dove sarà necessario ottenere un permesso direttamente dalla FCC [Commissione Federale per le Comunicazioni, n.d.t.] o da un ufficio governativo per poter aprire un sito Internet. La versione originaria di Internet verrà quindi trasformata in un database per una sorveglianza di massa e in uno strumento di marketing. Il settimanale The Nation rivelò nel 2006 che: "Verizon, Comcast, Bell South e altri giganti della comunicazione stanno sviluppando strategie per registrare e conservare, all'interno di un ampio sistema di raccolta dati e di marketing, informazioni su ogni nostro movimento nel cyberspazio, la cui portata potrebbe competere con [quello del]la National Security Agency [1]. Secondo [quanto scritto nei] libri bianchi che stanno attualmente circolando all'interno delle aziende che si occupano di servizi via cavo, telefonici e delle telecomunicazioni, quelli con i portafogli più gonfi - le corporation, i gruppi d'interesse e i principali inserzionisti - otterebbero un trattamento preferenziale. I contenuti provenienti da questi fornitori avrebbero la priorità sugli schermi dei nostri computer e dei nostri televisori, mentre le informazioni viste come indesiderate, ad esempio [quelle relative alle] comunicazioni peer-to-peer, potrebbero avere meno visibilità o semplicemente essere bandite". Negli ultimi anni, è stata portata avanti da numerosi organismi dell'establishment una campagna propagandistica avente lo scopo di demonizzare Internet e successivamente condurlo sulla via di uno stretto controllo: · Time magazine riferì lo scorso anno che dei ricercatori finanziati dal governo federale vogliono far chiudere Internet e ripartire da zero, citando il fatto che al momento vi sono delle falle nel sistema, dove gli utenti non possono essere costantemente pedinati e rintracciati. Le voci sulle iniziative del progetto di cui abbiamo parlato in passato prevedono che vengano prese misure rigorose contro la neutralità della rete e che addirittura venga concepita una nuova forma di Internet conosciuta come Internet 2. · In un clima bipartisan, è stato recentemente richiesto a tutti i fornitori di accesso ad Internet, sia da parte dei democratici che dei repubblicani, di spiare tutti i cittadini statunitensi. · Una recente strategia della Casa Bianca non sottoposta a segreto di Stato per "vincere la guerra al terrorismo" individua le teorie complottiste [presenti su] Internet come un terreno fertile per l'arruolamento da parte dei terroristi e minaccia di "diminuire" la loro influenza. · Il Pentagono ha recentemente annunciato il suo impegno per infiltrarsi su Internet e fare propaganda a favore della guerra al terrorismo. · In un discorso tenuto lo scorso ottobre, il direttore del [Dipartimento] di Sicurezza Interna Michael Chertoff ha identificato il web come il "campo di addestramento del terrorismo" attraverso il quale "persone ostili e insoddisfatte che vivono negli Stati Uniti" stanno sviluppando "ideologie radicali e attività potenzialmente violente". Egli propone come soluzione degli "intelligence fusion centers", costituiti da personale della Sicurezza Interna che entrerà in funzione il prossimo anno. · Il Governo degli Stati Uniti intende obbligare i blogger e gli attivisti di movimenti di base presenti online a registrare le loro attività e a riferirne con regolarità al Congresso. Per la mancata osservanza potrebbe essere previsto fino ad un anno di carcere come pena. · Una storica causa legale a favore della Recording Industry Association of America [Associazione americana dei produttori discografici, n.d.t.] e altre organizzazioni del commercio globale cerca di criminalizzare ogni forma di scambio di file su Internet facendola passare per violazione dei diritti d'autore, condannando di fatto il world wide web a chiudere - e la loro tesi trova il sostegno del governo statunitense. · Una sentenza storica emessa a Sydney costituisce l'atto più significativo nella costruzione del tranello per la distruzione di Internet come lo conosciamo e la fine dei siti e dei blog di informazione, stabilendo il precedente secondo cui la semplice pubblicazione di un link ad un altro sito è una violazione dei diritti d'autore e un atto di pirateria. · L'Unione Europea, guidata dall'ex-stalinista e possibile futuro Primo Ministro britannico John Reid, ha anch'essa auspicato di imbavagliare i "terroristi" che utilizzano Internet per fare propaganda. · La normativa UE sulla conservazione dei dati, passata lo scorso anno dopo un lungo dibattito e divenuta operativa alla fine del 2007, obbliga gli operatori telefonici e i fornitori di accesso ad Internet a conservare le informazioni su chi ha telefonato a chi e su chi ha inviato un'e-mail a chi per almeno sei mesi. In base a questa legge, gli inquirenti in qualsiasi Stato dell'Unione Europea, e, cosa assai curiosa, anche negli Stati Uniti, possono accedere ai dati su telefonate, SMS, e-mail e servizi di instant messaging riguardanti i cittadini europei. · L'UE ha inoltre recentemente proposto una legge che impedirebbe agli utenti di caricare qualsiasi tipo di video senza autorizzazione. · Secondo la rivista New Scientist il Governo degli Stati Uniti sta inoltre finanziando una ricerca all'interno dei siti di social networking nonché su come raccogliere e archiviare i dati pubblicati in questi. "Allo stesso tempo, i legislatori statunitensi stanno cercando di spingere gli stessi siti di social networking a controllare la quantità e la tipologia di informazioni che le persone, in particolare i bambini, possono pubblicare sui siti". Lo sviluppo di una nuova forma di Internet dotata di nuove regole è inoltre concepita per creare un sistema castale online per mezzo del quale sarebbe consentito agli hub della precedente versione di Internet di fermarsi e spegnersi definitivamente, costringendo le persone ad utilizzare il nuovo world wide web, tassabile, censurato e regolamentato. Non fatevi ingannare, Internet, uno dei più grandi baluardi della libertà di espressione mai creati è sotto attacco costante da parte di persone potenti che non possono operare in una società dove l'informazione circola libera e indisturbata. Sia le iniziative americane che quelle europee richiamano alla mente le notizie di cui veniamo a sapere ogni settimana sulla Cina comunista sottoposta al controllo dello Stato, dove Internet è fortemente regolamentato ed esiste virtualmente come una entità a sé, distaccato dal resto della rete. Internet è il migliore alleato della libertà e il fatto che possa essere sottoposto a controlli è un incubo che lascia sconvolti. La sua eliminazione è uno degli obiettivi a breve termine di coloro che cercano di centralizzare il potere e soggiogare le loro popolazioni sotto una tirannia eliminando il diritto di protestare e di informare gli altri attraverso uno spazio aperto di discussione in un world wide web libero. Nota del traduttore [1] La National Security Agency, o NSA, è l'organismo governativo degli Stati Uniti d'America che, insieme alla CIA e all'FBI, si occupa della sicurezza nazionale. In particolare è l'ente incaricato di proteggere i dati e i messaggi che giornalmente passano attraverso uffici governativi, Casa Bianca, ambasciate, ecc. Oltre a questo l'NSA controlla tutto il traffico telefonico e di posta elettronica americano, e ha a disposizione un numero imprecisato di satelliti sempre puntati sull'America. (fonte: Wikipedia) Titolo originale: "Secret Plan To Kill Internet By 2012 Leaked?" Fonte: http://prisonplanet.com/ Link 11.06.2008 Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANDREA B. June 20 Comincia. Ora."Finché non ci si impegna, allora regnano l’esitazione, la possibilità di tirarsi indietro, e sempre l’inefficacia. A proposito di ogni gesto di iniziativa, c’è una verità elementare, ignorare la quale vuol dire uccidere un’infinità di idee e splendidi progetti: nel momento in cui ci si impegna definitivamente, allora anche la Provvidenza inizia a muoversi. Cominciano a succedere cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Un intero flusso di eventi scaturisce dalla decisione, portando a favore di chi si impegna ogni sorta di accadimento imprevisto, ogni incontro, ogni assistenza materiale, come nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Qualsiasi cosa puoi fare o sogni di poter fare, comincia a farlo. Nell’ardimento ci sono genio, potere e magia. Comincia. Ora."
June 16 "Gli eurocrati ci impediscono di fare l’Europa" di Maurizio Blondet da Effedieffe
Gli oligarchi-burocrati s’erano fatti una legge. La legge diceva: il trattato di Lisbona è privo di valore legale (null and void) se un solo Stato-membro non lo ratifica. Oggi che l’Irlanda ha rifiutato di ratificare, Napolitano sostiene che il Trattato di Lisbona resta in vigore, e la volontà di un solo Paese non conta nulla, perchè è piccolo. Già dimentico che anche Francia ed Olanda, Paesi fondatori, hanno detto no nel 2005.
Questo è il modo con cui lorsignori intendono la «legalità»: si rimangiano le loro stesse «norme». Piuttosto che dichiarare nullo il loro trattato, distillato a porte chiuse, dichiarano nulli i popoli. Ed ora, si riuniscono in settimana allo scopo di distillare un nuovo inghippo «legale» per imporre la loro volontà burocratica. Questo è il problema europeo. L’Europa, 490 milioni di abitanti, potenza economica primaria, è tragicamente indebolita. Resta un’unione monetaria senza Stato nè sovranità (1), dunque incapace di proiettare il suo potere politico sul mondo: e ciò nel momento di una crisi storica epocale, segnata dal declino degli Stati Uniti come potenza egemone globale e l’emergere di potenze extra-europee ed extra-occidentali (o anti-occidentali) come Cina, Russia e India. Nel momento del cambiamento epocale, non siamo presenti nè capaci di parlare con una voce, e sovrana. Ma la colpa non è degli irlandesi, come amano ripetere i Napolitano e gli altri nipoti massonici di Jean Monnet (2). La colpa è loro: di come hanno voluto fare l’Europa. Di nascosto. «Come sottoprodotto tacito e quasi occultato», come scrisse Padoa Schioppa, di direttive e regolamenti distillati in stanze chiuse da funzionari che nessuno ha eletto. Hanno tentato un esperimento inaudito, creare un’entità politica all’insaputa del popolo, una sovranità fatta di amministratori occulti, nella illibertà, come congiura e doppiezza. Non ci si riuscirà mai. Ma loro insistono. E insistendo, impediscono la nascita dell’Europa di cui abbiamo bisogno. Perchè, come ha notato persino il Financial Times, nè i francesi nè gli olandesi nè gli irlandesi sono anti-europeisti. Se hanno detto «no», lo hanno detto ad una direzione e a un metodo che non va nella giusta strada, che non capiscono e non approvano. Non hanno detto no all’Europa, ma ai Napolitano e ai Padoa Schioppa. Governata da banchieri ed oligarchi irresponsabili, che recitano su un copione dettato da altri poteri, extra-europei. Per esempio: a che serve l’Unione Europea, se è aperta a tutti i venti della concorrenza globale, anzi se la Kommissione di Bruxelles ne ha fatto il cavallo di Troia della globalizzazione, che annulla il lavoro da noi per darlo ai cinesi? De Gaulle evocò un’altra Europa: una «Europa delle patrie» libere e sovrane, e una «Fortezza europea» con alte mura contro l’invasione di merci straniere, dietro alle quali si salvassero posti di lavoro e competenze varie e preziose nella loro pluralità. Questa idea di Europea non ha mai avuto la possibilità di esporsi, come alternativa, alla volontà popolare. Gli eurocrati per primi sanno che, per referendum, gli europei voterebbero eccome la «fortezza delle patrie» fraterne. Per questo hanno impedito che questa alternativa venisse anche solo a conoscenza della pubblica opinione; e si sono assicurati che nessun De Gaulle, ossia nessun grande statista con prestigio proprio e indipendenza di pensiero, emergesse al potere. Si sono allevati servi e maggiordomi, e ce li hanno dati da votare. Un esempio di come lorsignori intendono il «governo» ci viene dal Telegraph che ricorda: dieci anni fa, quando l’Irlanda stava per entrare nell’euro, il capo della Bundesbank tedesca avvertì gli irlandesi di non aspettarsi pietà dalla Banca Centrale se fossero finiti nei guai. «La Banca Centrale Europea sarà cieca ai bisogni dell’Irlanda, e sorda alle grida di aiuto» (3). Con questo programma da usurai - ciechi e sordi ai bisogni dei popoli - non si può creare una sovranità. La sovranità politica nasce nel modo esattamente contrario, come risposta ai bisogni. Altrimenti è dominio oligarchico: radicalmente illegittimo, e perciò con piedi d’argilla nelle crisi mondiali. Non si può chiedere ai popoli di combattere e sacrificarsi uniti per poteri ciechi e sordi. Persino gli oligarchi dovrebbero capire che c’è qui un errore ideologico, oltretutto sorpassato, inautentico. Tale errore ideologico nacque nei circoli bancari americani - la Lazard di André Meyer, la Lehman Brothers di George Ball, la Commissione Trilaterale - che si appropriarono dei fondi (pagati dal contribuente USA) del Piano Marshall, ed affidarono ad uno di loro - Jean Monnet, il loro fiduciario bancario, mai presentatosi ad alcuna elezione - il compito di distribuire quei fondi. La loro idea da banchieri è che le guerre, in Europa, erano causate dalla esistenza di sovranità nazionali. E dunque, Monnet avrebbe offerto i soldi del piano Marshall in cambio di cessioni di sovranità da parte dei Paesi beneficiati. La sua Comunità del Carbone e dall’Acciaio (CECA), il germe dell’eurocrazia oligarchica, nacque appunto così: l’esproprio della Ruhr carbonifero-metallurgica (antica contesa fra Francia e Germania, supposta causa delle guerre franco-tedesche dal 1870) ai francesi e ai tedeschi, per metterla sotto un Kommissar sovrannazionale. I tedeschi erano disfatti ed occupati, amministrati da un generale americano e all’est, dai sovietici, e non poterono opporsi; Parigi era governata dalla massoneria radicale, guadagnata al progetto oligarchico per principio; entrambi avevano bisogno disperato dei soldi del piano Marshal per la ricostruzione. Monnet ebbe il gioco facile. «Dietro le quinte», come ebbe a dire. Come sempre. L’errore - errore volontario, ideologico - era evidente, perchè già la Seconda Guerra Mondiale non era scoppiata per la Ruhr; era scoppiata su due visioni del mondo, la social-nazionale, e la collettivista-comunista. E nel primo blocco, quello grosso modo fascista, già s’era visto il germe di un’Europa delle patrie, di regimi indipendenti ma fraterni - e su una scala così vasta, che tutta la propaganda dei vincitori ha dovuto nasconderla alle nuove generazioni con una durissima «damnatio memoriae» demonizzante (4). Ma non solo Germania e Italia, ma un’Europa che si estendeva dalla penisola iberica all’Ucraina, con romeni ed ungheresi, belgi e francesi, si schierò in quella guerra; e nel sangue si videro spagnoli e valloni e fiamminghi, e russi bianchi e svedesi, baltici e magiari combattere e sacrificarsi per una unità nascente - tanto disposti a combattere, che l’alleanza anglo-americana e sovietica dovette stroncarli con mezzi enormi e crudeltà senza limiti, riempiendo i gulag e i campi di prigionia occidentali. Oggi, almeno, sarebbe bene ricordarlo. I vincitori dunque vollero un’«Europa artificiale, emasculata, e soprattutto ‘mercato’ aperto per le multinazionali americane». Perciò, fin dall’inizio, vollero sventare che una nazione Europa si sostituisse ai nazionalismi sconfitti. «Il pubblico della maggior parte dei Paesi continua a vivere in un universo mentale che non esiste più: un mondo di nazioni separate», come si legge nel rapporto della Commissione Trilaterale 1973. Quel mondo di nazioni non esiste più, beninteso, per le multinazionali: quelle che già allora progettavano di spostare i fattori della produzione dove il costo del lavoro era più economico, e venderlo dove le merci spuntavano i prezzi più alti. Come decretò George Ball (direttore della Lehman, l’ex Kuhn & Loeb, che aveva finanziato l’ascesa di Lenin in Russia), nel mondo disfatto dall’America, «tutti i fattori della produzione - capitali, manodopera, materie prime, impianti e distribuzione - devono essere resi assolutamente mobili secondo il concetto della massima efficienza. E ciò può avvenire soltanto quando i confini nazionali non giocheranno più alcun ruolo nel definire gli orizzonti economici». Questo è esattamente il progetto per cui ha lavorato tutta la sua vita Napolitano, il «comunista» con visto permanente per gli USA fin dagli anni ‘50, ed «europeisti» come Ciampi e Padoa Schioppa, La Malfa e Malagodi, Gaetano Martino e Altiero Spinelli. Il deficit di democrazia della UE non è un incidente, è lo strumento necessario per attuare questo progetto. Anche questo, anche il metodo di esproprio della democrazia, i nostri Napolitano e Padoa Schioppa - che di pensare in proprio non hanno l’abitudine - l’hanno ricevuto dalla Trilateral e dal Council on Foreign Relations. Samuel Huntington - lo stesso che più di recente ha lanciato la «guerra di civiltà», il nuovo credo anglo-bancario - lo spiegò chiaramente nella riunione della Trilaterale di Tokio, tenutasi il 30-31 maggio 1975: «La democrazia durerà di più se limitata», sancì (5). Ricordò i bei tempi in cui «Truman riuscì a governare con la cooperazione di un gruppo relativamente piccolo di avvocati e banchieri di Wall Street», come esempio di «democrazia funzionante». «L’operatività efficace di un sistema democratico esige un certo grado di apatia e non-coinvolgimento di gruppi e individui». Il guaio, aggiunse, è che i corpi elettorali di cittadini, quando sono attivi, mettono in discussione «la legittimità della gerarchia (dei banchieri), della coercizione, della disciplina, della segretezza e dell’inganno, inevitabili attributi del processo di governo». La legittimità dell’inganno e della segretezza: è questa che proclamano i Napolitano e i Padoa Schioppa. Huntington istruì su come «moderare la democrazia: attraverso il controllo della stampa, la cooptazione dei capi sindacali, la tacitazione degli ‘intellettuali orientati ai valori’» anzichè al business. Il progetto è riuscito. Questo è lo stato in cui ci hanno ridotto: ci lasciamo tosare e derubare da conventicole segrete che ci ingannano, la bandiera nazionale la mettiamo al balcone per le partite di calcio ed è un sinonimo di tifoseria, l’apatia e il non-coinvolgimento di massa - il nostro peggior nemico - è un dato di fatto, ottenuto a forza di pornografia e idiozia televisiva, consumismo dozzinale e ignoranza programmata e crescente, che risulta in particolarismi idioti e secessionismi corpuscolari. Così lorsignori possono lavorare in pace. E continuano a fare il mondo felice per le multinazionali. Solo che questo mondo è morente: gli USA tramontano, comprati pezzo per pezzo dai fondi sovrani arabi e asiatici. Le alleanze vecchie di settant’anni - come la NATO - sono diventate dannose, sono reimpiegate per dementi guerre coloniali (oltretutto perdenti) e ci gravano addosso per impedirci nuove alleanze e nuove, necessarie fraternità. L’Europa deve avere una sua voce di fronte alla Russia ed alla Cina, ma invece parla - come il pupazzo di un ventroloquo - con la voce del padrone del 1945. E’ urgente fare l’Europa politica. Proprio per questo, è urgente e necessario cacciare Napolitano, Padoa Schioppa, e i loro complici sub-sovrani. _____________________________________________________________________________________________________ 1) L’euro è a rischio di spaccatura (già potenzialmente visibile nella «forbice» tra i BOT tedeschi e quelli spagnoli e italiani) perchè l’UE non è una entità politica. Non ha infatti un ministero europeo del Tesoro, che negli Stati nazionali tende a pareggiare i ciclici alti e bassi nelle differenti regioni con trasferimenti fiscali, nè ha un’«unione del debito», a prevenire i rischi di insolvenza sovrana. La Germania non tasserà i suoi cittadini per sostenere la Spagna in crisi, men che meno l’Italia. Lo Stato va costituito «prima» della moneta. Ma Padoa Schioppa, il vero creatore dell’euro, ha escogitato di fare il contrario: con l’euro, «ondate di denaro» in libera circolazione per l’Europa, aveva previsto, provocheranno «inevitabili squilibri fra le regioni»; ciò sarà bene, perchè - immaginava - i capi dei governi nazionali correranno in ginocchio dagli eurocrati a cedere la loro sovranità, non riuscendo a dominare la crisi che l’euro provocherà, allora ci daranno la sovranità. (Padoa Schioppa, «Efficiency, Stability, Equity», 1987). E’ per questo che l’euro ci ha impoverito, l’hanno volute così. Con un solo tasso d’interesse uguale per tutti, hanno deliberatamente provocato la rovina di Paesi per cui questo tasso era troppo basso. In Irlanda, un tasso d’interesse tenuto per un decennio al 2% - negativo in termini reali - ha creato denaro facile, che è provocato un boom edilizio che oggi sta scoppiando (i prezzi immobiliari sono calati del 9%), e un indebitamento delle famiglie del 175% del PIL. Lo Stato irlandese è pesantemente indebitato con la zona euro. Lo stesso accade alla Spagna e all’Islanda. Ma gli irlandesi non sono corsi a inginocchiarsi davanti a Padoa Schioppa implorandolo di prendersi la loro sovranità; anzi, l’hanno usata contro «questa» Europa che non ha risposte per le loro disgrazie. 2) Napolitano è l’ultimo superstite di una infiltrazione «laico-borghese» (leggi: massonica) all’interno del PCI. Si dichiara allievo di Giorgio Amendola, altro «comunista» borghese a cui Napolitano ha attribuito il progetto che lui continua a perseguire, «la ricerca di una saldatura tra liberalismo e socialismo». Sic. Giorgio Amendola era un gobettiano, a suo dire «anticomunista arrabbiato» negli anni ‘30, quando scrisse la sua tesi di laurea sulle vendite rateali finanziate dal venditore (credito al consumo), allora sconosciute in Italia, cavallo di battaglia del liberismo economico americano. Aderì al PCI perchè il fascismo minacciava il trionfo della «economia classica anglosassone», quella di Adam Smith. Del resto, era figlio di Giovanni Amendola, aventiniano nel 1922, fondatore della rivista massonica «Il Mondo», e intimo dei circoli della Banca Commerciale. Già dal 1905 Amendola padre apparteneva alla loggia massonica Romagnosi di Roma. Frequentava la società Teosofica, dove conobbe la sua amante, l’ebrea occultista Eva Kuhn. Il terzo comunista-borghese fu Altiero Spinelli, il «federalista europeo». Spinelli si staccò dal PCI nel 1921 perchè il partito non era abbastanza «laico», per entrare nel gruppo ebraico antifascista laico di Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e sua miglie Ursula Hirschmann; ma ritornò nel PCI nel 1976, quando il partito abbracciò «l’idea europea». 3) Ambrose Evans-Pritchard, «Ireland’s vote leaves the euro in limbo again», Telegraph, 14 giugno 2008. 4) Un solo esempio: Quisling, il capo del governo fascista norvegese, il cui nome è diventato sinonimo di vergogna collaborazionista, aveva ben chiaro il progetto alternativa in corso. Nel 1942 scrisse: «L’Europa, stretta fra i due colossi che le sono cresciuti accanto (USA liberisti ed URSS collettivista) si troverà in pericolo se non sarà unita in una stabile federazione di libere nazioni». Una federazione di libere nazioni: tale il progetto anche dell’antifascista De Gaulle. 5) Samuel Huntington, «Report on the governability of democracies», 1973. Si veda il mio «Complotti III», capitolo «Genealogia di Napolitano». June 13 "Appunti sulla Decrescita" di Saverio Pipitone da Carta.orgAppunti sulla Decrescita Saverio Pipitone
[13 Settembre 2005]
Liberazione, il quotidiano di Rifondazione Comunista, di domenica 3 luglio 2005 riportava un articolo di Gianni Ventola Danese dal titolo Obiettivo Decrescita. Il decalogo è questo. Dopo qualche giorno inizia sempre sullo stesso quotidiano un dibattito sulla Decrescita. Un dibattito simile era stato fatto l’anno scorso sul tema della nonviolenza conclusosi con la pubblicazione di un libro dei i vari interventi fatti da militanti di Rifondazione Comunista, del Movimento no-global e altri militanti. Questo argomento della nonviolenza è stato anche trattato dal settimanale Carta Cantieri Sociali che ha pubblicato un libro del marxista John Holloway dal titolo Cambiare il mondo senza prendere il potere, quindi senza ricorrere alla violenza ma con pratiche pacifiche, positive e costitutive. In questo contesto si colloca in continuità il tema della Decrescita. Il dibattito nella sinistra radicale è stato iniziato dal responsabile economico di Rifondazione Comunista, Andrea Ricci, che in sintesi così commenta le sue ragioni di critica sul tema della Decrescita:
“che il modo di produzione capitalistico operi attraverso uno sfruttamento distruttivo degli uomini e della natura è, tra di noi, una verità talmente ovvia da non meritare discussioni. Così come altrettanto scontata è la critica al Pil come indicatore di benessere e la necessità di realizzare praticamente nuove forme di produzione e di consumo che liberino, insieme agli uomini, anche la natura dalla rapina sistematica operata dai meccanismi economici capitalistici, garantendo la riproduzione integrale dei cicli ecologici. La novità e lo straordinario interesse del dibattito aperto da Liberazione consiste nel tentativo di andare oltre la pura ripetizione di queste verità ormai per noi acquisite e di avviare un confronto interno al pensiero "alternativo” in merito ad una posizione che sta conoscendo una rapida diffusione anche a sinistra, quella che va sotto il nome della “decrescita”, in particolare nella versione sostenuta dal suo principale esponente, il sociologo francese Serge Latouche". In un suo precedente intervento Andrea Ricci ha tentato di spiegare l’incompatibilità tra la teoria della Decrescita e “l’ipotesi di fuoriuscita da sinistra dal modello neoliberista”. Per Andrea Ricci: A questa lettera-articolo di Andrea Ricci risponde il direttore responsabile di Carta, Pierluigi Sullo, che si dice: Il dibattito sulla Decrescita all’interno del quotidiano Liberazione è continuato con diversi interventi che riguardano il rapporto tra ecologia e crescita economica. La Decrescita è un tema economico che accomuna diverse posizioni sia a destra sia a sinistra, ovviamente radicale. Da un punto di vista politico è accaduta la stessa cosa per il referendum francese alla Costituzione Europea. Il filosofo sloveno Slavoj Zizek commenta questo evento politico sul settimanale Internazionale constatando che: Il segretario di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti, in un suo articolo apparso sul mensile Aprile dal titolo “Attenzione, il voto di Francia e Olanda non é solo di destra”, osserva che: Ritorniamo a questo punto in ambito economico e lo facciamo con il contadino no-global José Bové che ha scritto un articolo dal titolo “Progresso privo di futuro? Una cultura del limite anziché l’obbligo del sempre di più”. José Bové (come Serge Latouche, Massimo Fini, Edurado Zarelli, Acues Testart, Albert Jacquard, Majid Rahnema, Paul Ariés, Alain de Benoist, Mauro Bonaiuti, Maurizio Pallante, Marco Deriu, Jacques Ginevald, Vincent Cheynet, Pierluigi Sullo, Georgescu-Roegen, Vandana Shiva, Helena Norberg-Hodge, insieme a tanti altri ecologisti, comunisti, comunitaristi, comunardi, anarchici, populisti, militanti no-global, spiritualisti e materialisti, reazionari e rivoluzionari) si vede d’accordo nell’affermare che: Ebbene, come mai Fausto Bertinotti considera di sinistra un José Bové che Andrea Ricci definirebbe “reazionario”? Ma ritorniamo al dibattito su Liberazione che ha preso toni così estremi da superare ogni limite e portare Pierluigi Sullo a riscrivere un’altra lettera al direttore responsabile di Liberazione Piero Sansonetti. Il direttore di Carta inizia la sua lettera definendosi un “nemico di classe” perché: Serge Moscovici, mentre negli anni settanta stava creando il movimento ecologista avvertiva che: Vincent Cheynet, direttore della rivista francese La Décroissance. Le jounal de la joie de vivre, considera: Serge Latouche dice che… La decrescita è concepibile solo nell’ambito di una “società della decrescita”, i cui contorni devono essere delineati e che non comporta necessariamente un r | ||||||||||||||||||||||||||